La Storia

Fino al 1950 i dirigenti del nostro settore, in base alle disposizioni di legge allora vigenti, erano esclusi dall’Assicurazione Obbligatoria gestita dall’INPS.

Per questa ragione una prima forma di previdenza di natura contrattuale per i dirigenti del commercio, spedizione, trasporto e servizi vide la luce già nel marzo 1940; poco più di un anno dopo, nel giugno 1941, con il nuovo contratto collettivo di lavoro, venne costituito un fondo di previdenza per i dirigenti di aziende commerciali, con lo scopo di assicurare loro un adeguato trattamento di fine rapporto. Solo nel 1950, dunque, con l’estensione per legge delle assicurazioni sociali obbligatorie e la conseguente iscrizione all’INPS dei dirigenti del commercio, la forma di previdenza del fondo divenne integrativa.

Nel 1956 nacque il Fondo di previdenza dei dirigenti di aziende commerciali e di spedizione e trasporto. Ma era ancora senza nome.

Il 1957 fu l’anno del riconoscimento della sua personalità giuridica e nel 1960 “Mario Negri”, nome del primo presidente della Fendac (oggi Manageritalia), comparve accanto alla denominazione iniziale ed è il nome con cui oggi lo conosciamo veramente.

Fino al 1984 la forma di previdenza gestita dal Fondo Negri era basata su un sistema di finanziamento a capitalizzazione: i contributi versati dagli iscritti formavano un conto personale, alimentato anche dagli interessi prodotti dagli investimenti dei capitali accumulati. Poiché i dirigenti che si ritiravano dall’attività subivano una forte penalizzazione a causa del tetto pensionistico INPS (che era pari a £.21.271.000 lorde) per cercare di compensarla venne deciso di passare – seppur gradualmente – ad un sistema di finanziamento prevalentemente a ripartizione, nel quale i contributi versati dagli iscritti erano utilizzati per pagare le prestazioni dei pensionati degli anni precedenti e di quello in corso. Il livello delle prestazioni era definito e calcolato sulla base dell’ultima retribuzione pensionabile.

Erano anni in cui era alto il rapporto tra i dirigenti attivi e quelli in pensione, ed il suo trend era in crescita.

Nel 1988 fu abolito il tetto pensionistico INPS. Conseguentemente, con i due successivi rinnovi contrattuali del 1990 e del 1992 iniziò a raffreddarsi il sistema della ripartizione fino ad arrivare, dopo aver registrato una variazione in negativo del trend degli iscritti, ad una diffusa convinzione dell’opportunità di tornare al sistema a capitalizzazione. Opportunità poi divenuta necessaria ed indifferibile a seguito della emanazione, nel 1993, del decreto 124, primo vero tentativo di razionalizzazione del settore della previdenza integrativa. L’intervento normativo, precipitoso e, in alcune parti, persino contraddittorio, segnò definitivamente il ritorno al sistema a capitalizzazione.

Tuttavia, una disposizione transitoria consentì ai fondi che, come il Negri, erano stati pesantemente penalizzati dal nuovo assetto legislativo, di accedere ad un regime transitorio, inizialmente di 8 anni, poi prorogato anche per i periodi successivi, per potersi adeguare alla nuova normativa.

Inevitabile la radicale rivisitazione del Regolamento del Fondo, avvenuta con il rinnovo contrattuale del 24.5.1994: vennero aumentate la retribuzione pensionabile e, progressivamente, l’età per il pensionamento di vecchiaia, fu significativamente incrementata la contribuzione a carico delle aziende e fu modificata la base di calcolo delle prestazioni (prestazioni definite, in rendita o capitale, calcolate sulle ultime 20 retribuzioni, accessibili con almeno 15 anni di anzianità contributiva).

L’obiettivo del Negri è sempre stato quello di “assomigliare” per quanto possibile ad uno dei fondi contrattuali costituiti dopo l’entrata in vigore del decreto 124, seguendone gli stessi principi ispiratori ed assicurando ai propri iscritti le stesse garanzie.

Nel 2003 il Fondo si trovava nella condizione di poter adottare i principi ispiratori del decreto: il principio della corrispettività (tra contributi e prestazioni in capo al medesimo iscritto) ed il principio della capitalizzazione, secondo il quale ogni iscritto è titolare di un conto individuale, alimentato sia dai contributi versati che dai rendimenti conseguiti.

Le tipologie di prestazioni, comprese quelle a carattere assistenziale, non subirono variazioni; furono introdotte le possibilità di riscatto dell’intera posizione personale e di trasferimento del conto individuale, abrogando la norma secondo cui i contributi versati dalle aziende non venivano riconosciuti all’iscritto in caso di cessazione, rimanendo a beneficio della collettività.

L’ultima modifica alla gestione del Fondo è intervenuta nel 2007, come conseguenza della entrata in vigore del D.Lgs.252/05: le novità di rilievo sono state l’acquisizione del TFR che gli iscritti avevano scelto di conferire, l’introduzione della possibilità di ottenere anticipazioni sul TFR conferito, la completa revisione del regime fiscale delle prestazioni, l’introduzione della possibilità del trasferimento del TFR ad altro fondo, dopo 2 anni di iscrizione.

La riforma del 2007 ha anche sancito il termine della disciplina transitoria: una norma del decreto, infatti, prevede l’obbligo per i fondi preesistenti di creare una forma di adeguamento alle disposizioni contenute del decreto 124, sotto il controllo della Covip.

 
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